Il “Regolamento (UE) 2022/2065 «Regolamento sui servizi digitali» – DSA) ha introdotto nell’ordinamento europeo delle norme volte a garantire un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile, in cui i diritti fondamentali degli utenti dei servizi digitali siano efficacemente tutelati e l’innovazione sia agevolata, contrastando la diffusione di contenuti illegali online e i rischi per la società che la diffusione della disinformazione o di altri contenuti illeciti o nocivi può generare. Il seminario, a cura di una delegazione di studenti appartenenti allo Youth Panel, approfondirà gli aspetti salienti del nuovo regolamento dal punto di vista dei giovani e offrirà utili consigli ai docenti per realizzare un laboratorio con i propri alunni e per navigare in modo sicuro e consapevole.
Relatori: Marco Cesaro e una rappresentanza dei membri dello Youth Panel
Il seminario presenterà gli strumenti dell’e-Policy e del Kit Didattico. Il primo è il documento programmatico autoprodotto dalla scuola, messo a disposizione nella piattaforma online del progetto Generazioni Connesse, volto a descrivere le norme comportamentali e le procedure per l’utilizzo delle TIC in ambiente scolastico, le misure per la prevenzione e quelle per la rilevazione e gestione delle problematiche connesse ad un uso non consapevole delle tecnologie digitali. Il Kit Didattico è uno strumento rivolto a tutte le Istituzioni scolastiche, statali e paritarie, con lo scopo di inquadrare temi e contenuti che sono alla base dello sviluppo di una piena cittadinanza digitale degli e delle studentesse, attraverso dei solidi percorsi educativi che intendono guidare l’insegnante nella realizzazione di un vero e proprio laboratorio di educazione civica digitale all’interno della propria classe
Relatori: Mauro Cristoforetti e Daniele Catozzella (Safer Internet Centre Italia)
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On Safer Internet Day 2025, the European Commission has released the first evaluation report of the Better Internet for Kids (BIK+) strategy, a review of the EU’s commitment to creating a safe and empowering digital environment for children and young people.
This evaluation, the first of its kind, draws on insights from 759 children and young people across Europe, including those from vulnerable backgrounds and 59 expert stakeholders from academia, industry, civil society, and policy.
The report highlights both the successes and challenges of the strategy since its adoption on 11 May 2022, offering key recommendations for improvement.
Children’s and young people’s experiences: While efforts to create safer online spaces were appreciated, young people continued to face exposure to harmful content, privacy violations, and online scams. They call for clear and concise policies and procedures.
Inclusivity and accessibility: The digital divide remains a concern, with children from rural areas and vulnerable backgrounds facing barriers to online participation as well as difficulties in reporting harmful content.
Digital empowerment: Many children and young people struggle to identify disinformation and scams, highlighting the need for enhanced digital education and stricter rules for industry.
Active participation: Young people expressed strong interest in being more involved in shaping digital policy and online services, calling for youth advisory boards and regular engagement with tech companies and policymakers.
Expert stakeholder insights: Stakeholders emphasised the need for better regulatory alignment across EU Member States, cross-sector collaboration, and long-term research into digital impacts on children’s well-being.
Recommendations for action
Improving reporting mechanisms: Make it easier for children to report harmful content with clearer steps that take up less time and swift and detailed feedback.
Enhancing digital education: Implement comprehensive and age-appropriate digital literacy programmes into school curricula.
Fostering youth participation: Establish structured platforms for children to contribute to policymaking and developing digital services.
Addressing expert-identified gaps: Act on the recommendations from expert stakeholders. Longitudinal studies on the long-term effects of the digital transformation on children’s and young people’s well-being should be conducted, regulatory frameworks across the EU should be simplified, and cross-sector partnerships should be strengthened to improve digital safety and inclusivity.
Looking ahead
This evaluation marks a significant step forward in understanding how the BIK+ strategy is shaping the online world for young people. However, it also highlights that much more must be done to keep young people online safe and empowered. In the coming months, this report will be expanded with insights from parents, caregivers, teachers, and educators, followed by a family-friendly short report and visual outputs.
Read the full BIK+ strategy evaluation here or by clicking the image below.
Nel 2024 si è svolta la valutazione di medio termine del Programma Erasmus+ 2021-2027. Tutte le Agenzie nazionali, in risposta alle direttive della Commissione Europea, hanno realizzato un report nazionale per l’analisi dell’impatto del Programma nei primi tre anni del settennato. Lo studio è stato realizzato dall’Unità Studi e Analisi dell’Agenzia Erasmus+ INDIRE e contiene i risultati di due indagini, una consultazione pubblica e un questionario su un campione di esperti. La valutazione di medio termine Erasmus+ rappresenta uno strumento cruciale per misurare i progressi, identificare eventuali criticità e orientare le azioni future in modo più efficace.
I risultati dello studio
Irisultati sono più che soddisfacenti, anche se permangono alcuni margini di miglioramento, in particolare per i meccanismi di finanziamento europeo.
Nell’indagine svolta, oltre all’efficacia delle Azioni Chiave, abbiamo voluto sondare anche l’effettivo impatto delle novità introdotte da Erasmus+ 2021-2027 in termini di accesso e partecipazione al Programma, ovvero se hanno facilitato l’accesso e il coinvolgimento di nuove istituzioni.
L’introduzione dei finanziamenti su base forfetaria nei partenariati per la cooperazione e di piccola scala rappresenta il principale fattore di semplificazione e di efficienza rispetto alla precedente programmazione Erasmus+ 2014- 2020, facilitando l’accesso anche ad organizzazioni con poca esperienza di progettazione e avvicinando i newcomer.
Al Programma Erasmus+, in particolare nella nuova veste 2021-2027, viene riconosciuta la caratteristica di incentivare la partecipazione di chi vive in piccoli centri e non ha possibilità economiche; inoltre, favorisce una lettura inclusiva della realtà, determinando un impatto sociale positivo in quanto sostiene l’integrazione tra le persone e i territori.
È stato investito molto sul coinvolgimento di un numero sempre maggiore di istituzioni newcomer per i settori dell’istruzione scolastica e educazione degli adulti, in modo da rendere il programma più inclusivo ed accessibile a tutti. In questa operazione di intercettare le istituzioni con poca o nessuna esperienza, l’intervento degli Ambasciatori scuola e Educazione degli adulti è fondamentale nell’attività di diffondere sia a livello regionale che nazionale le opportunità del Programma Erasmus+.
Nel complesso, lo studio mostra che Erasmus+ ha contribuito in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi delle politiche europee per l’apprendimento e formazione, rafforzando l’internazionalizzazione delle istituzioni e sistemi educativi, favorendo l’inclusione sociale, la sostenibilità ambientale e la transizione digitale.
Dalla ricerca emerge che per il 92,8% del campione di esperti intervistati, Erasmus rappresenta una grande opportunitàper realizzare e sostenere attività che altrimenti non potrebbero essere finanziate. In effetti gli stessi studenti universitari nei questionari che sono tenuti a compilare al rientro, confermano che il contributo fornito da Erasmus è fondamentale; la percentuale di coloro che dichiarano di essere partiti grazie al sostegno economico è aumentata nel tempo, passando dal 40,75% nel 2014 al 48,4% nel 2020; inoltre il 37,62% esprime incertezza e solo il 18,27% avrebbe potuto partecipare in autonomia, senza usufruire del sostegno finanziario comunitario, evidenziando così un crescente impatto del programma nel rendere accessibili le esperienze di mobilità internazionale.
Inoltre, viene riconosciuto dall’ 89% degli intervistati che il Programma ha un ruolo importante nel dare impulso all’innovazione e per il 98,6% Erasmus+ contribuisce all’internazionalizzazione delle organizzazioni partecipanti.
Nonostante sia stato molto apprezzato l’aumento di budget della programmazione 2021-2027, il campione ritiene che sia ancora insufficiente per un effetto diffuso e di sistema nel nostro Paese.
Il Programma Erasmus+ conserva nel tempo la sua capacità di intercettare e rispondere ai bisogni e alle sfide dell’universo educativo; da una parte la mobilità per l’apprendimento risulta efficace nel sostenere lo sviluppo formativo e professionale dello staff e dei discenti, dall’altra la cooperazione e le collaborazioni internazionali rispondono pienamente al raggiungimento di una progettazione innovativa, equa e inclusiva, con un significativo impatto a livello istituzionale e sistemico.
La Commissione europea ha recentemente pubblicato due documenti riguardanti la strategia per l’attuazione di due importanti priorità del Programma Erasmus+: la transizione digitale e la transizione green.
Questi documenti illustrano l’importanza di entrambe le priorità nell’agenda politica dell’UE e hanno l’obiettivo di coinvolgere, ispirare e motivare i partecipanti a Erasmus+ e al Corpo europeo di solidarietà, i beneficiari, i coordinatori e i partner dei progetti, gli organismi di attuazione e le altre parti interessate a svolgere un ruolo attivo nella loro realizzazione.
Forniscono, inoltre, una panoramica delle misure e dei meccanismi per attuarle nei programmi Erasmus + e Corpo europeo di solidarietà e sono fondamentali per incoraggiare e sostenere i beneficiari a sviluppare ulteriormente progetti di qualità.
In particolare, le linee guida per l’attuazione della transizione digitale forniscono indicazioni su come garantire che Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà contribuiscano sistematicamente alla transizione digitale attraverso attività d’impatto. In stretta sintonia con il Piano d’azione per l’istruzione digitale e la Strategia dell’UE per la gioventù, sono diversi i modi in cui Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà affrontano la priorità digitale e promuovono un uso mirato e significativo delle tecnologie digitali, al fine di migliorare le pratiche di istruzione e formazione e sviluppare le competenze digitali.
Il documento si rivolge a tutti coloro che sono coinvolti nell’attuazione del programma Erasmus+ e del Corpo europeo di solidarietà e dovrebbe servire come quadro comune per promuovere la dimensione digitale nelle attività e ispirare esempi di buone pratiche. Vuole essere la base per un ulteriore lavoro di elaborazione di documenti attuativi, kit di strumenti, formazione e altre attività e risorse operative da parte degli organismi di attuazione e di SALTO Digital.
Anche le Linee guida per l’attuazione della transizione Green hanno l’obiettivodi coinvolgere, ispirare e motivare i partecipanti a Erasmus+ e al Corpo Europeo di Solidarietà, i beneficiari, i coordinatori dei progetti e i partner, enti attuatori e altre parti interessate coinvolte nei programmi a svolgere una parte attiva nella transizione verde.
La strategia fornisce indicazioni su come attuare il sostegno alla transizione verde a tutti i livelli del programma Erasmus+ e del Corpo europeo di solidarietà e di come i partecipanti e le istituzioni vengano coinvolti a contribuire attivamente alla transizione verde.
Oltre a promuovere l’uso di mezzi di trasporto sostenibili, i programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà i partecipanti vengono incoraggiati a prestare attenzione alla sostenibilità ambientale in ogni fase del ciclo di vita di un progetto e a tradurre questa attenzione in azioni pratiche. L’inserimento sistematico di considerazioni ambientali nei progetti incoraggia le organizzazioni a lavorare insieme per la sostenibilità ambientale.
Il documento si rivolge a tutti coloro che partecipano all’attuazione del programma Erasmus+ e del Corpo europeo di solidarietà e dovrebbe servire come quadro utile per promuovere la dimensione verde nelle attività e ispirare esempi di buone pratiche. Anche in questo caso è la base per un ulteriore lavoro di elaborazione di documenti, kit di strumenti, corsi di formazione e altre attività e risorse operative da parte di enti attuatori e SALTO Green.
I documenti originali sono attualmente pubblicati in inglese, ma a breve saranno tradotti in tutte le lingue ufficiali dell’UE.
Le IA spopolano tra gli studenti delle scuole secondarie. Pochi, però, sanno cosa si cela dietro questi sistemi: solo 1 su 3 conosce concetti come il deep learning e il machine learning. L’uso più frequente? La scrittura di testi e il supporto per le verifiche scolastiche. Privacy e riduzione del tempo speso online i temi su cui gli studenti vorrebbero essere formati
Ormai gli studenti che non hanno mai fatto uso dell’intelligenza artificiale rappresentano una sparuta minoranza. Tra quelli delle scuole secondarie, ad esempio, l’84% ha avuto già modo di fare esperienza con le IA generative per creare contenuti di vario genere, anche in ambito didattico. Un dato in aumento del 50% rispetto a soli dodici mesi fa, a certificare la velocità con cui si sta affermando questa tecnologia.
A fotografare lo stretto rapporto tra i giovani e i nuovi ritrovati digitali è la tradizionale indagine condotta da Generazioni Connesse – il Safer Internet Centre Italiano, coordinato dal ministero dell’Istruzione e del Merito – e curata da Skuola.net, Università degli Studi di Firenze e Sapienza Università di Roma (CIRMPA) in occasione del Safer Internet Day 2025, che quest’anno ha coinvolto 1.813 alunni di scuole secondarie di primo e secondo grado.
Una dinamica, quella appena descritta, che non può non aprire a una domanda supplementare: saranno pronti i ragazzi e le ragazze a “gestire” uno strumento così complesso? La risposta è articolata. Limitandosi a un approccio puramente “tecnico” si fa strada il pessimismo: se, infatti, praticamente tutti (97%) hanno sentito parlare di IA – sarebbe stato strano il contrario – solamente poco più di un terzo (35%) saprebbe spiegare come funzionano gli algoritmi di apprendimento automatico (machine learning) e ancora meno (28%) cosa siano le reti neurali – il cosiddetto deep learning, che va a imitare le tecniche di elaborazione delle informazioni tipiche del cervello umano – ovvero il cuore e la mente delle moderne intelligenze artificiali.
Conoscere questi elementi è fondamentale per governare la qualità dei risultati e analizzarli con il dovuto spirito critico. Infatti, oggi, l’IA viene utilizzata per svariate applicazioni, anche di una certa rilevanza.
Nel privato, gli adolescenti sembrano prediligere la creazione di testi: ben il 75% di chi la usa lo fa per scrivere contenuti. A seguire, altre funzioni più specifiche, come la traduzione e il supporto per tradurre le lingue straniere, la correzione dei testi e, in misura minore, la generazione di immagini e video (solo il 7% la sfrutta per produrre contenuti multimediali).
Per scopi didattici, invece, l’IA serve soprattutto per cercare informazioni utili alla preparazione di interrogazioni e verifiche sulle varie materie: così per il 62%. Solo in seconda posizione si piazza la produzione di testi (48%). L’intelligenza artificialesi dimostra un buon alleato, di nuovo, anche per correggere testi o per tradurre contenuti in altre lingue: ci si affidano per tali scopi quasi 4 studenti su 10. Circa un terzo (33%) la usa per personalizzare tecniche di studio, il 30% per risolvere problemi di matematica.
Sicuramente, su quest’ultimo campo, le alunne e gli alunni corrono più veloce dei loro docenti: solo il 18% degli intervistati, infatti, ha ricevuto dal proprio istituto indicazioni chiare sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito scolastico.
Sarebbe, perciò, un tema su cui i giovani avrebbero bisogno di ricevere supporto. Anche perché l’IA non fa che alimentare uno dei grandi problemi quotidiani degli adolescenti: il tempo speso sui device digitali. Notifiche, chat, piattaforme social e tutto quel che ruota attorno alla dimensione online fanno perdere il controllo dei minuti che passano a 8 studenti su 10, che quindi perdono la battaglia con gli algoritmi – anch’essi basati sull’intelligenza artificiale – che hanno come scopo proprio quello di incollare allo schermo.
Cosicchè il “tempo online”, sebbene negli ultimi anni sia gradualmente sceso, riallineandosi ai livelli pre-pandemici, rimane elevato: il 36% degli intervistati supera quotidianamente le cinque ore di “schermo”, un altro 44% si attesta oltre le tre ore.
Ma, volendo trovare un po’ di luce in fondo al tunnel, i giovani sono pienamente consapevoli di aver un problema, visto che oltre 1 su 2 vorrebbe essere maggiormente formato proprio sulle tecniche per ridurre il tempo speso online, a cui segue a ruota la necessità di sapere come proteggere maggiormente i propri dati personali.
Anche la privacy è, infatti, un tema di attenzione per le nuove generazioni: il 35% afferma di porsi sempre il problema della propria “riservatezza” – quali informazioni condividere in Rete e quali tenere celate – quando è connesso e il 51% lo fa comunque spesso. Anche se, poi, sottovalutare le insidie nascoste è un attimo: per fare un esempio concreto, solo il 22% ha ben presente a quali dati hanno accesso le App scaricate sul proprio smartphone.
In questo scenario risulta fondamentale educare gli studenti, fornendo loro le competenze essenziali di digital e media literacy. Da questo punto di vista, le scuole stanno cercando di fare la propria parte: ben il 71% degli studenti intervistati hanno ricevuto dalla scuola una qualche formazione sull’uso corretto e consapevole degli strumenti digitali.