Tra Identità e Integrazione: Rolando Pettinari presenta «Oh!lio» presso il Centro di Studi Italiani all’Università del Saarland.

Si è tenuto il 21 maggio 2026, nei locali dell’edificio E1.2 dell’Università del Saarland e in collegamento telematico, l’atteso incontro culturale focalizzato sulla complessa evoluzione della comunità italiana locale, imperniato sulla presentazione dell’ultimo volume di Rolando Pettinari, intitolato «Oh!lio. Diario quasi storico di un’estate in Germania».

L’evento è stato promosso e organizzato dal Centro Studi Italiani (Italienzentrum) dell’Università del Saarland, istituto accademico d’eccellenza posto sotto la direzione scientifica della Cattedra di Filologia Romanza del Prof. Dr. Elton Prifti. A coordinare l’incontro e a introdurre l’illustre ospite è stata la dott.ssa Marzia Vacchelli, che ha voluto proiettare i presenti in un percorso non solo letterario, ma profondamente sociologico, teso a ridefinire il significato profondo dell’essere italiani all’estero oggi.

Rolando Pettinari, figura di spicco e pilastro culturale ben noto nel Saarland, vanta una biografia che incarna appieno lo spirito transnazionale. Nato a Camerino, nelle Marche, si è trasferito a Saarbrücken nel 1978 dopo aver concluso gli studi in filosofia. Fin dai suoi primi anni in terra tedesca, ha compreso la necessità di operare come mediatore culturale, collaborando prima con il celebre programma radiofonico Radio Colonia e come traduttore, per poi dedicarsi all’insegnamento istituzionale della lingua italiana. Dal 1979 ricopre la carica di direttore del COASSCIT (Comitato di Assistenza Scolastica Italiana) del Saarland, associazione cruciale per la promozione linguistica e l’integrazione sul territorio.

Nel corso della sua densa e appassionata relazione, Pettinari ha guidato il pubblico attraverso una lucida ricostruzione storica, divisa in tre momenti chiave. Il punto di partenza è stato l’analisi del clima sociale che si respirava nel Saarland sul finire degli anni ’70. A quell’epoca, sia le istituzioni tedesche sia la stragrande maggioranza degli stessi emigrati italiani condividevano l’illusione che la permanenza all’estero fosse un fenomeno transitorio, destinato a esaurirsi con il rientro in patria al termine dei contratti di lavoro. Addirittura, in regioni confinanti come la Baviera, si teorizzava apertamente il concetto burocratico di “rotazione” della manodopera straniera.

Tuttavia, come evidenziato da Pettinari, vi erano nuclei di intellettuali e realtà sociali che avevano compreso con eccezionale lungimiranza come la storia stesse procedendo in una direzione diametralmente opposta e definitiva. Tra questi spiccavano l’Istituto di Filosofia del Diritto dell’Università del Saarland, guidato dal prof. Alessandro Baratta e dal suo assistente Raffaele De Giorgi, la Missione Cattolica Italiana, diretta dal lungimirante Don Luigi Petris, e una fitta rete di associazioni operanti tra Saarbrücken e Saarlouis, quest’ultima fortemente caratterizzata dalla presenza operaia dello stabilimento Ford.

 

Una rigorosa inchiesta sul campo condotta in quegli anni dalla Missione Cattolica scattò una fotografia inequivocabile: l’emigrazione stava diventando stanziale. Gli indicatori erano macroscopici: il compimento massiccio dei ricongiungimenti familiari, l’avvio della scolarizzazione della seconda generazione e l’acquisto delle prime case di proprietà. Eppure, questa transizione verso la stanzialità portò alla luce una crisi sociale silenziosa ma drammatica, legata all’insuccesso scolastico dei figli dei lavoratori italiani.I dati statistici d’archivio mostrati da Pettinari durante la conferenza hanno destato viva impressione: nell’anno scolastico 1979/1980, mentre la media degli studenti tedeschi che accedevano al Ginnasio si attestava attorno al 20%, la percentuale degli studenti italiani era ferma all’uno virgola otto per cento. Parallelamente, a causa di una “miscela tossica” formata dallo svantaggio socioculturale delle famiglie d’origine e dalle barriere linguistiche nell’apprendimento della lingua tedesca, si registrò un abnorme trasferimento di alunni italiani verso le scuole speciali per ragazzi con difficoltà di apprendimento (Sonderschulen). Nel Saarland, tale quota raggiunse il 7% della popolazione scolastica italiana, un dato allarmante che nel resto della Germania federale assumeva proporzioni persino superiori.

È in questo scenario di emergenza educativa che il COASCIT, in sinergia con la Missione Cattolica e con il sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri italiano, ha dispiegato la sua azione più profonda. Attraverso l’attivazione capillare di corsi di supporto, doposcuola, aiuto compiti e programmi intensivi di apprendimento della lingua tedesca, l’associazione è riuscita a invertire radicalmente la tendenza, riducendo la percentuale di italiani nelle scuole speciali al 4,8% già a metà degli anni ’80, in netta controtendenza rispetto al dato nazionale tedesco.

 

L’evoluzione della presenza italiana ha imposto, negli anni ’90, un radicale mutamento di paradigma anche nella didattica. Quando il Ministero degli Affari Esteri ha affidato al COASSCIT,e in parte alla MCI, la gestione diretta dei corsi di lingua e cultura italiana, Pettinari e i suoi collaboratori si sono scontrati con un quesito teorico fondamentale: quale tipo di italiano insegnare? Non si trattava più di trasmettere la lingua materna a figli di immigrati in procinto di tornare in Italia, ma di insegnare l’italiano come L2, come strumento di crescita culturale e di riuscita sociale e professionale in Germania. I giovani di seconda generazione, infatti, erano cresciuti e alfabetizzati in Germania e usavano sempre più il tedesco come lingua di comunicazione anche all’interno delle famiglie.

Pettinari ha ricordato che in quegli anni i corsi di lingua e cultura italiana erano frequentati da oltre 1200 ragazzi e si svolgevano nel pomeriggio, senza alcun contatto con la scuola tedesca, con programmi e materiali didattici non più al passo con la necessità di coordinare l’insegnamento dell’italiano con lascuola regolare.

Da questa visione nacque nel 1998 il progetto “ARCOBALENO”, dove l’italiano veniva insegnato direttamente nell’orario scolastico tedesco, con il coinvolgimento anche di alunni tedeschi, secondo il modello dell’immersione linguistica sperimentato in Canada. Oggi il progetto è attivo in sette scuole, con 14 classi e circa 300 alunni coinvolti. 

 

Accanto all’aspetto linguistico emerse però nella seconda metà degli anni ’90 anche una questione identitaria. Molti giovani italiani cresciuti in Germania vivevano un senso di appartenenza incompleto, sospesi tra due culture e spesso influenzati da quella che gli educatori definirono “l’illusione del ritorno”, ereditata dai genitori emigrati. 

Emblematica di questo disagio è la testimonianza di Daisy, una studentessa di 14 anni che nel 1995 scriveva sul “Giornalino”: 

“Certe volte mi chiedo dove devo stare. In Sicilia c’è il mare, il sole, i parenti… Poi penso alla Germania che ci fa stare bene, ci dà lavoro e una vita tranquilla. Qual è la scelta giusta?” — Daisy, 14 anni (dallo storico giornalino del COASSCIT «Germania, terra mia?»)

Questa condizione psicologica è stata accostata dall’autore alla suggestiva definizione sociologica del “rimanere a mezza parete”, mutuata da studi sulla nostalgia degli emigrati in Svizzera: una situazione di stallo in cui l’individuo non riesce ad andare né avanti verso una piena assimilazione né indietro verso le proprie radici, compromettendo talvolta la propria affermazione sociale e culturale. Per rispondere a questa crisi identitaria nacque il progetto “TRACCE”, sviluppato tra il 1997 e il 2020 attraverso laboratori creativi, teatrali, storici e multimediali. Le attività miravano a rafforzare nei ragazzi un senso positivo di appartenenza alla società tedesca senza rinunciare alle proprie radici italiane. I partecipanti lavoravano su temi storici legati alla presenza italiana nel Saarland, dai mercanti medievali agli artisti barocchi fino alle migrazioni del Novecento. 

Secondo l’autore, il percorso doveva contribuire a costruire nei giovani una vera identità biculturale, fondata non sulla nostalgia del ritorno, ma sulla consapevolezza di poter appartenere pienamente sia alla cultura italiana sia a quella tedesca. Si trattava cioè di sviluppare un senso di appartenenza alla nuova realtà, un Heimatgefühl per il Paese di accoglimento.

In aiuto veniva il fatto che la storia del Saarland per il relatore è una storia di immigrazioni, anche italiane, già a partire dal 1600, dopo la “Guerra dei Trent’anni”; un’emigrazione che, a differenza di quella odierna, si era rapidamente integrata ed era salita nella scala sociale, e con la quale ci si poteva identificare più facilmente. Questo permetteva di sviluppare un senso positivo di appartenenza alla nuova realtà e un’identità biculturale fortemente radicata nel Paese di accoglimento.

Uno di questi progetti fornì la struttura narrativa seguita poi nella stesura del libro. E’ il progetto “Sulle tracce degli italiani nella Saar – La storia degli italiani in 7 drammatizzazioni radiofoniche”, realizzato nel 2008, in cui i ragazzi non solo si erano cimentati con la storia degli italiani, ma anche con le tecniche per la creazione di radiodrammi.

Su questa base l’autore iniziò a lavorare al manoscritto, senza portarlo però mai a compimento, ma arricchendolo via via di nuovi contenuti. Solo di recente si è infine deciso a completarne la stesura.

 

“Ohlio” adotta un approccio storico-narrativo e una scrittura semplice ma coinvolgente, rivolta in particolare ai giovani della seconda generazione e ai lettori tedeschi interessati all’Italia, anche se in possesso soltanto di una conoscenza basilare dell’italiano e del tedesco. Il libro è pubblicato in due edizioni, una in lingua tedesca e una in lingua italiana.

Il racconto si sviluppa in forma diaristica e ha la forma di un viaggio che due ragazze, Camilla e Alessia, intraprendono sulle tracce degli italiani nella Saar.
Suddiviso in venti brevi capitoli, il libro ripercorre diversi periodi storici attraverso luoghi e personaggi reali, offrendo uno sguardo sulla storia degli italiani nel Saarland e sul tema dell’identità culturale.

È un libro che si presta a diverse chiavi di lettura: può essere letto come un racconto a sfondo storico, come una guida storico-turistica del Saarland oppure come una galleria di personaggi che hanno animato la storia degli italiani in questa regione.

Dal suo punto di vista, l’autore richiama l’attenzionesull’ispirazione profonda da cui è nato il progetto: la testimonianza di un’esperienza culturale vissuta alla ricerca della propria identità. In questo percorso egli stesso si è messo in gioco in prima persona, condividendo dubbi, fragilità e senso di nostalgia che hanno segnato l’esperienza di molti giovani emigrati, trasformando così il libro non solo in un racconto collettivo, ma anche in una ricerca personale e autentica delle proprie radici.

L’evento si è arricchito nella seconda parte grazie al contributo attivo della platea. Particolarmente stimolante è stato l’intervento di Natalia, una studentessa universitaria spagnola, che sta preparando un Referat proprio partendo dalle ricerche e dal testo di Pettinari. Anche Melissa ha dialogato intensamente con l’autore, sottolineando la straordinaria attualità del testo per le terze generazioni, le quali, pur non avendo vissuto i traumi della prima ondata migratoria, ne ereditano le risonanze emotive e il bisogno profondo di armonizzare le proprie molteplici appartenenze.

In conclusione, l’incontro organizzato dall’Italienzentrum ha dimostrato come l’istituzione accademica possa e debba farsi carico di istanze civili, trasformandosi in uno spazio pubblico di riflessione. Come ha ricordato lo stesso Pettinari nel congedarsi, analizzare e valorizzare la storia dell’emigrazione italiana nel Saarland non è un mero esercizio di nostalgia passatista, bensì un tassello fondamentale per interpretare le dinamiche della società multiculturale europea contemporanea e per difendere, giorno dopo giorno, i valori del pluralismo e della democrazia partecipativa.

È disponibile, su richiesta a marzia.vacchelli@uni-saarland.de la registrazione dell’incontro.


“Italia RADIOsa”, la prima web radio internazionale che unisce scuole e lettorati di italiano nel mondo

Anche l‘Universität des Saarlandes partecipa attivamente al progetto e sarà presente alla prossima diretta del 29 maggio 2026 ore 15:00

https://my.radiolink.app/italiaradiosa/

Educare al rispetto e alla parità: operativo il progetto del MIM con INDIRE

https://www.indire.it/2026/04/09/educare-al-rispetto-e-alla-parita-operativo-il-progetto-del-mim-con-indire/

Oggi diventa operativa la fase di formazione del progetto Rafforzare il ruolo della scuola per l’educazione al rispetto e alla parità di genere. Un percorso di accompagnamento e monitoraggio per le scuole – ESO4.5A2.B-FSEPN-INDIRE-2025-1, promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con INDIRE, grazie ai fondi del Programma Nazionale Scuola e Competenze 2021-2027.

L’iniziativa mira a diffondere una cultura del rispetto, della parità e dell’uguaglianza attraverso un approccio organico e strutturato e si sviluppa in parallelo col progetto Educare alla parità e al rispetto: studentesse e studenti al centro del cambiamento – ESO4.6A4.A-FSEPN-INDIRE-2025-1, dedicato alle comunità studentesche.

L’azione intende andare oltre il concetto tradizionale di aggiornamento professionale, mettendo in stretta relazione la crescita del singolo e quella dell’istituzione di cui fa e si sente parte. 

La formazione, destinata a tutto il personale (DS, Docenti, ATA), rappresenta infatti una delle azioni di una strategia più ampia, volta a trasformare l’istituzione scolastica nel suo complesso.

L’intervento ministeriale ha carattere triennale e si distingue per un approccio innovativo e sistemico, volto a superare interventi frammentari e a promuovere un cambiamento culturale profondo e duraturo, trasformando la scuola in un laboratorio permanente di cittadinanza. In questa prospettiva, l’azione di accompagnamento coinvolge non solo la formazione ma anche attività e suggerimenti per ripensare la didattica, l’organizzazione, le relazioni interne, i rapporti con il territorio e le famiglie.

È prevista inoltre anche la partecipazione attiva degli studenti, attraverso percorsi di sensibilizzazione co-progettati e iniziative di cittadinanza, finalizzate a rafforzare il senso di responsabilità sociale. Gli studenti sono chiamati a farsi promotori di istanze di cambiamento, sviluppando competenze trasversali attraverso l’impegno diretto nel contesto sociale e scolastico.

L’azione di intervento si inserisce nel quadro della normativa nazionale, in sintonia con le Linee guida per l’Educazione civica e le Indicazioni nazionali, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della scuola nella prevenzione e nel contrasto di discriminazioni e stereotipi di genere. Al centro vi è la promozione di relazioni basate sull’empatia e sulla dignità della persona, in linea con i principi costituzionali.

La piattaforma “Educare al rispetto e alla parità” 

rappresenta uno spazio di monitoraggio, ricerca e collaborazione tra istituzioni scolastiche, favorendo la diffusione e la condivisione di buone pratiche.

All’interno di questo spazio, il percorso formativo è strutturato in due fasi:

una prima comune, rivolta a dirigenti scolastici, docenti e personale ATA, con videolezioni asincrone e moduli flessibili;

una seconda personalizzata, calibrata sui diversi profili professionali e, a partire dall’anno scolastico 2026/2027, anche sul livello di esperienza delle scuole.

Vai sulla piattaforma Educare al rispetto e alla parità >>

Rapporto Erasmus + INDIRE 2025

Il rapporto annuale raccoglie i dati e le attività dell’Agenzia nazionale Erasmus+ INDIRE.

Il rapporto si concentra in particolare sui risultati della partecipazione ai progetti delle Azioni chiave 1 e 2 in Italia nei settori di competenza dell’Agenzia: Istruzione scolasticaIstruzione superioreEducazione degli adulti. Sono inclusi inoltre i principali risultati delle attività delle Unità nazionali eTwinning, EPALE e Eurydice.

Completa il rapporto una panoramica delle iniziative, nazionali e internazionali, promosse dall’Agenzia nel corso dell’anno, oltre alle campagne e agli eventi organizzati.

Al centro delle attività di promozione, valorizzazione e disseminazione del programma Erasmus+ in Italia, oltre alle attività di supporto ai beneficiari organizzate dall’Agenzia e dalle reti di Ambasciatori Erasmus+, ci sono iniziative speciali quali l’Erasmus Orchestra e il Festival d’Europa, le collaborazioni internazionali, prima fra tutte la LTA PEACE+, e le azioni a supporto per le quattro priorità tematiche (Trasformazione digitale, Sostenibilità ambientale, Inclusione e Diversità, Partecipazione democratica).

 Scarica il rapporto Erasmus+ INDIRE 2025

Infografiche dati 2025:

Erasmus+ in Italia: dati totali della partecipazione

Infografiche ScuolaDati per il settore Istruzione scolastica | eTwinning in Italia e in Europa

Infografiche Università: Dati per il settore Istruzione superiore |  Profilo dello studente Erasmus

Infografiche Adulti: Dati per il settore Educazione degli adulti | EPALE in cifre


„Zoom In e Zoom Out“: l’incontro con Silvia Pennacchio, Legal Officer presso ADL Zavidovici, all’Università del Saarland

https://wp.me/p8zdid-6vE

Riporto con piacere gli articoli che Elisa Cutullè ha dedicato, per http://www.vivisaar.com/ e PassaParola Magazine, all‘incontro con Silvia Pennacchio, l‘8 maggio 2026 presso l‘Universität des Saarlandes, Centro di Studi Italiani. La registrazione dell’incontro è disponibile, previa richiesta a marzia.vacchelli@uni-saarland.de

L’Università del Saarland, attraverso il suo Italienzentrum, continua a farsi ponte tra culture e tematiche sociali di rilievo europeo. L’evento dell’8 maggio, promosso dalla Dott.ssa Marzia Vacchelli (Università di Saarbrücken), ha visto come ospite Silvia Pennacchio, Legal Officer impegnata nella protezione dei rifugiati, per illustrare il modello di accoglienza integrata attivo in Lombardia.

Durante il seminario, Pennacchio ha invitato i partecipanti a riflettere sulla terminologia mediatica: parole come “clandestino” o “irregolare” vengono spesso usate in modo improprio, oscurando la reale posizione giuridica dei richiedenti asilo. Per il pubblico del Saarland, è stata particolarmente rilevante l’analisi della “reimmigrazione”, un concetto che sfida le etichette fisse e mostra come l’identità di un migrante sia fluida e dipendente dal contesto.

L’incontro, introdotto e coordinato dalla Dott.ssa Vacchelli, ha evidenziato l’importanza della cooperazione tra il mondo accademico tedesco e gli enti gestori italiani per comprendere fenomeni che non conoscono confini. Il dibattito ha confermato quanto sia cruciale la corretta informazione per favorire processi di integrazione efficaci nel cuore dell’Europa.

Elisa Cutullè