Dalla Newsletter 10.01.2026 di Future Education Modena, centro internazionale per l’educazione innovativa, l’articolo “Storia breve di un flusso continuo. Dentro e fuori da un’opera”

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Storia breve di un flusso continuo

Dentro e fuori da un’opera 🖼️

Si discute da qualche tempo sulla ‘vittoria’ della televisione, il medium che ha cannibalizzato i social sostituendo progressivamente la condivisione di contenuti di una cerchia di amici con lo scroll continuo di video di sconosciuti.

Già nel 1974 Raymond Williams aveva parlato di “flow” (in Television: Technology and Cultural Form) come di un particolare tipo di ambiente, senza fratture nette, in cui ogni segmento prepara il successivo; in cui il singolo stimolo non si approfondisce ma viene rimpiazzato dal successivo e in cui lo spettatore resta non perché lo voglia ma perché il flusso anticipa il suo passo.

Ma è corretto dire che a vincere sia stata la televisione? 

Il flow ha una storia molto più lunga.

L’arte, nei secoli, ha costruito diverse forme di flusso percettivo e la televisione ha sfruttato secoli di esperienza nella creazione di storie visuali in cui le forme fluiscono senza soluzione di continuità. Anzi, l’arte – fin dall’inizio – ha cercato di raccontare il flusso continuo, lo scorrere, il movimento ininterrotto, fin dalle scene di caccia che occupano le pareti delle grotte mesolitiche e dalle narrazioni orali ininterrotte degli antichi aedi.

L’immagine in movimento continuo è un desiderio cognitivo antico.

Il flusso visivo cattura naturalmente la nostra attenzione perché la mente è cablata per rilevare il cambiamento: strutture cerebrali specializzate si attivano davanti a stimoli nuovi o inaspettati, generando curiosità e vigilanza.

Allo stesso tempo, la continuità percettiva produce un piacere intrinseco: il cervello predilige la coerenza e la fluidità, un fenomeno noto come fluency processing, che rende l’esperienza estetica coinvolgente e gratificante. 

L’animazione, il flusso di immagini della televisione e del cinema – e ora anche dei social – è dunque la forma più arcaica di rappresentazione, rivestita di moderni mezzi tecnologici.

Tuttavia, il flusso da solo non basta: le cornici e i confini degli eventi aiutano altre strutture cerebrali a segmentare e consolidare le esperienze in ricordi coerenti, permettendoci di comprendere ciò che scorre senza perderne il senso.

Il gesto di riquadrare, mettere limiti, cornici, inizi e fini, come parentesi che isolano ogni evento o fenomeno, rende possibile concettualmente l’inizio e la fine, la separazione fra la parete del museo, la cornice e la tela del pittore; ma anche quella fra il silenzio e l’inizio del concerto, la sua fine e l’applauso; fra interno ed esterno. 

Nell’arte, le riflessioni su flusso e cornice coinvolgono ciò che sta dentro e fuori da un’opera.

Victor Stoichita ha teorizzato una distinzione cruciale: la cornice reale (il bordo fisico del quadro) è una cesura ontologica, separa l’arte dalla realtà, il dentro dal fuori. Ma la cornice dipinta (la finestra rappresentata dentro il quadro, l’architettura prospettica) ha una funzione opposta: dissolve il confine, crea l’illusione che dentro e fuori siano comunicanti.

Ad esempio, nella Cappella degli Scrovegni di Giotto, le architetture dipinte, le piazze, i palazzi, le logge, non sono semplice sfondo narrativo. Sono cornici dipinte che invitano lo spettatore dentro lo spazio della rappresentazione.

Il flusso e la cornice non sono però esigenze diverse. Il movimento attrae, ci dicono i neuroscienziati, perché destabilizza e quindi allerta la nostra attenzione; la persistenza, i confini e le cornici sono il modo in cui cerchiamo di comprenderlo e stabilizzarlo.

Per approfondire ⏬

Libri

  • Thompson, Derek. Everything Is Television: A Theory of Culture and Attention.
  • Stoichita, Victor I. Effetto Sherlock: occhi che osservano, occhi che spiano, occhi che indagano. Storia dello sguardo da Manet a Hitchcock.

Articoli scientifici

  • Vartanian, O. & Goel, V. (2004). Neuroanatomical correlates of aesthetic preference for paintingsNeuroreport15 (5), 893–897. doi:10.1097/00001756-200404090-00032. PMID: 15073538.
  • Ophir, E., Nass, C., & Wagner, A. D. (2009). Cognitive control in media multitaskersProceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS)106(37), 15583–15587. https://doi.org/10.1073/pnas.0903620106

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Pubblicato da Marzia Vacchelli

Stiftungslektorin Fachrichtung Romanistik, Universität des Saarlandes, Erasmus+ Evaluator, Teacher Trainer, già Collaboratrice del Dirigente Scolastico e Docente di Lingua e Cultura Tedesca presso il Liceo Veronica Gambara di Brescia.

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